Switch Language

All we need is love programma 2 luglio

tre giorni dedicati alle culture
2, 3 e 4 luglio 2016

Dare valore alle differenze è la sfida della città contemporanea, chiamata ad essere sempre più policentrica e multiculturale. Per raccontare la bellezza e scoprire la ricchezza delle diverse culture che s’intersecano nella nostra società, mare culturale urbano dedica tre giorni della stagione estiva allo scambio tra tradizioni, arti e comunità, con appuntamenti di musica, danza, laboratori, degustazioni, installazioni e proiezioni.

⬇ Qui il programma del 2 luglio 2016 ⬇

tutti gli appuntamenti di questa giornata sono a ingresso libero


durante tutta la giornata
Trittico video per gesti, voce e terra rossa, installazione di Studio Azzurro Produzioni in collaborazione con Ass. Mo ‘O Me Ndama

durante tutta la giornata
disegno dal vivo del food illustrator Gianluca Biscalchin

dalle ore 17.00 alle ore 21.00
Cina – Italia: bilaterale di ravioli – workshop, (teoria-preparazione-degustazione) a cura di Creative Industries Lab, Politecnico di Milano, Dipartimento di Design, con 3 designer, LuLu, Xue Pei, Hui Jing e Angelo Anselmi, artigiano del raviolo, in collaborazione con Veneta Cucina e Peccati di Gola. (per prenotarsi scrivere a workshop@maremilano.org)

dalle ore 18.00 alle 19.30
Afro Emotional, stage esperienziale di danza con musica live, a cura di Lazare Ohandja, in collaborazione con l’Ass. Mo ‘O Me Ndama

ore 20.00
The Singer Project, Daniel Kollè in concerto, con Luca Dell’Anna (pianoforte e tastiere) e Ivo Barbieri (basso)


Una giornata dedicata alle culture del mondo: il pomeriggio protagonista sarà la Cina, e la cucina della tradizione, la sera andrà in scena l’Africa contemporanea, la sua musica e la sua danza.

Tutto il giorno, fino al 4 luglio, Gianluca Biscalchin disegnerà dal vivo le proprie creazioni dedicate al cibo e sarà visitabile gratuitamente l’installazione di Studio Azzurro, Trittico video per gesti, voce e terra rossa, realizzata in collaborazione con Ass. Mo ‘O Me Ndama. Nel video Lazare Ohandja racconta la tradizione del suo villaggio camerunese legata alla vedovanza. Con le sue 284 etnie, il Camerun è un’Africa in miniatura; ogni etnia ha le sue usanze e in questa installazione il danzatore narra quella che coinvolge le vedove della sua comunità. Le immagini e la narrazione sono affiancate a destra e a sinistra da due quadri di terra rossa dove una mano traccia con un bastone figure archetipiche.

Dalle ore 17.00 alle ore 21.00 infatti Creative Industries Lab, Politecnico di Milano, Dipartimento di Design realizzerà un workshop dal titolo “Cina – Italia: bilaterale di ravioli”, in cui i partecipanti (ingresso libero, massimo 40 iscritti) si dedicheranno alla teoria, alla preparazione e alla degustazione dei ravioli, specialità Cinese che incrocerà la cucina italiana. A guidare l’appuntamento saranno tre designer cinesi, LuLu, Xue Pei, Hui Jing, con l’accompagnamento dell’artigiano del raviolo Angelo Anselmi, titolare di Peccati di Gola (via Civitali 41), in collaborazione con Veneta Cucina e Peccati di Gola. Un workshop interculturale, con cui stimolare socializzazione, accoglienza e scambio, sperimentando le tecniche di realizzazione dei ravioli della tradizione cinese, quelli della tradizione italiana e stimolando la “creatività fusion”. Per partecipare, inviare una mail a workshop@maremilano.org

Dalle ore 18.00 alle 19.30, si sperimenterà la danza contemporanea africana con il workshop Afro Emotional di Lazare Ohandja, danzatore e coreografo camerunense: uno stage esperienziale, con musica live, che unisce danze di tradizione afro e danza contemporanea, con una forte componente teatrale; a seguire dalle ore 20.00 salirà sul palco Daniel Kollè, musicista camerunense, con il suo concerto “The Singer Project”, insieme a Luca Dell’Anna (pianoforte e tastiere) e a Ivo Barbieri (basso): una rilettura dell’omonimo album afro-beat in chiave semi-acustica, con una minimale percussione suonata dal cantante, le tastiere per ricreare le armonie meticce afro contemporanee del disco e un basso per coronare ritmicamente i movimenti e le evoluzioni musicali della diaspora africana (nata nell’Africa sub sahariana, dal golfo del Niger alle Americhe).

“Quando ero piccolo ho visto mia zia ritirarsi per due anni, da sola, con il velo sul capo. Vestita di nero, separata dai suo oggetti quotidiani, rimase chiusa in casa dal momento della sepoltura del marito fino a che la comunità decise che avrebbe potuto mostrarsi abbastanza forte da tornare alla vita. Perché le donne che hanno perduto il marito, per due, tre, cinque anni non possono risposarsi, né avere altre relazioni, così restano chiuse in una sorta di prigione dei sensi, che risuona come una prova morale. Quando i marabù decidono che è giunto il momento, si prepara una buca, in cui si gettano frasche, foglie urticanti e insetti, piccoli e aggressivi. Fuori dalla buca si accende un fuoco e si dà inizio a un rito che deciderà le sorti della donna. Le si toglie il velo e si inizia a spogliarla degli abiti neri che l’hanno a lungo tenuta nell’ombra. Lo sciamano canta e danza per primo, fino alla trance. Purifica la donna con il fumo e la fa scendere nella buca, tra i rami, le frasche e gli insetti. Tutti danzano attorno alla buca. Nuda, con il suo disagio e il suo dolore è lì davanti agli sguardi di tutta la comunità, davanti ai suoi figli, davanti ai bambini, davanti agli anziani. Il ritmo insistente dei tamburi e la danza salgono attorno a lei. Deve resistere senza paura, senza lamenti e senza lacrime. È diventata forte – pensano. È pronta a tornare nella comunità.
 La aiutano a uscire dalla buca, la portano a un grande bacile d’acqua. Lei, ancora nuda, si lava al cospetto di tutti. Allora la asciugano e le cospargono il corpo con olio di palma, scuro e lucente. La donna se ne cosparge anche i capelli, pettinandoli. 
Quando tutto il suo corpo è lucido e luminoso, le portano un abito bianco. Nuovo come la vita 
che l’aspetta. Le acconciano i capelli. Le offrono del cibo e infine la accompagnano nella casa che l’aspetta con piatti nuovi, sedie nuove, un nuovo letto e molte altre cose che in questi anni non ha potuto usare.
 La donna torna nella vita della comunità e può ricominciare a vivere, a incontrare gli altri. Finalmente può anche scegliere con chi risposarsi”.

Trittico video per gesti, voce e terra rossa
di Studio Azzurro Produzioni
in collaborazione con Ass. Mo ‘O Me Ndama
mani e gesti Britta Oling e Lazare Ohandja
suoni e voce camerunese Lazare Ohandja
regia Fabio Cirifino, Laura Marcolini
fotografia Fabio Cirifino
montaggio video Silvia Pellizzari
suono Gioele Cortese  

Studio Azzurro – Nel 1982 Fabio Cirifino, Paolo Rosa e Leonardo Sangiorgi danno vita a un’esperienza che nel corso degli anni esplora le possibilità poetiche ed espressive delle nuove culture tecnologiche; a loro si aggiunge, dal 1995 al 2011, Stefano Roveda, esperto di sistemi interattivi. Con la realizzazione di videoambienti, ambienti sensibili, percorsi museali, performance teatrali e film, gli artisti disegnano un percorso trasversale alle tradizionali discipline e formano un gruppo di lavoro aperto a differenti contributi e importanti collaborazioni. La loro ricerca artistica inizialmente si è orientata verso la realizzazione di videoambientazioni, in cui sperimentare l’integrazione tra immagine elettronica e ambiente fisico, rendendo centrale lo spettatore e i suoi percorsi percettivi. Nel 1995 inizia la realizzazione di ambienti sensibili, in grado di reagire alle sollecitazioni di chi li pratica e in cui la narrazione deriva dalla presenza delle persone e dai loro gesti. L’interazione coi dispositivi avviene attraverso interfacce naturali innescate dalla gestualità quotidiana: toccare, calpestare, emettere suoni. Con gli anni 2000 il bisogno di un confronto con il territorio orienta la progettazione verso mostre e percorsi museali, offrendo una nuova modalità di fruizione per temi legati alle comunità territoriali e alla valorizzazione della loro memoria, inaugurando la formula dei musei di narrazione.

Gianluca Biscalchin, romano d’origine, dopo un passato trascorso a scrivere di cinema e libri, decide di dedicarsi alla sua più grande passione: il cibo. Inizia come autore di un programma radiofonico di cucina e parallelamente si impegna nel ritrarre gli chef più rinomati, pubblicando le illustrazioni in un libro che riscuote successo immediato. Incomincia così a collaborare con le più importanti realtà del food, scrive ricette illustrate, realizza le grafiche per molti ristoranti e idea progetti e campagne per importanti brand. Continua intanto l’attività giornalistica e scrive per Mondadori Pret-a-Gourmet, una guida illustrata su come muoversi nel mondo dell’alta cucina. Ha recentemente aperto un locale a Milano, Taglio.
Il workshop nasce da una tesi di laurea di Lu Lu, in Design di Servizio al Politecnico di Milano, Scuola di Design, in cui si sono analizzate e confrontate la cultura cinese e quella italiana rispetto alla realizzazione del raviolo. In entrambe le tradizioni si è riconosciuto il valore rituale e sociale della preparazione e del consumo delle varie tipologie di raviolo. Completa il progetto la composizione di un kit di accessori per la realizzazione dei ravioli e l’avvio di una piattaforma web in cui raccontare quest’esperienza, coinvolgere gli interessati, organizzare workshop ed eventi, creare una community.

Lu Lu, nata a Pechino, 1986, è laureata in Design di Servizio al Politecnico di Milano, lavora nell’intermediazione economica e culturale tra Cina e Italia, ama la danza, l’amicizia e i ravioli. Xue Pei, nata a Tai Yuan, 1989, laureata in Product Service System Design alla Jiang Nan University in Cina, ora è ricercatrice al Politecnico di Milano sul tema del Design Management for Social Impact, ama la cultura, le relazioni e i ravioli. Hui Jng, nata a Haerbin, 1987, è laureata in Design di Prodotto al Politecnico di Milano, insegna cinese, scrive e collabora con designers, ama i viaggi, le feste e i ravioli.

Lazare Ohandja è un danzatore e coreografo nato in Camerun nel 1979; è stato Direttore artistico del Festival Oltre L’Arte che si è poi trasformato nel Festival Contaminafro di Milano (nel 2014 presso il Pime, nel 2015 presso la Fabbrica del Vapore, nel 2016 presso Il CRT).
Tra il 1998 e il 1999 si avvicina alla danza africana e contemporanea, formandosi con il coreografo Ebalé Zam Martino presso il Centre Nyanga Dance di Yaoundè. Da quel momento prosegue lo studio, perfezionandosi al fianco di importanti coreografi internazionali in corsi e stage in Africa, Canada e Francia. Nel 2001 fonda la compagnia Phoenix (che in seguito diventerà Mo ‘O Me Ndama, “a braccia aperte” in bantu) e firma la coreografia L’âme de la danse, che presenta agli Incontri Teatrali Internazionali a Yaoundè e successivamente al festival Non andremo ad Avignone di Parigi nel 2003 e al Festival de Réalité a Bamako, in Mali.
Ultimo spettacolo Isse – Il Cerchio, realizzato in co-produzione con CRT – Milano e Studio Azzurro, in scena dal 18 al 23 Dicembre 2015. La pièce Enfant sans nom partecipa al  Festival Jomba in Sudafrica; Bissima dans la rue la rue en trance ottiene un finanziamento dall’Ambasciata dei Paesi Bassi in Camerun e partecipa al festival Beyrouth Street in Libano. Con lo spettacolo Big Bowie gira per tre anni in vari Paesi, in Africa e in Europa; lavora in televisione in Camerun, Francia e Italia, dove nel 2004 decide di trasferirsi. Ma non smette di viaggiare: tra il 2007 e il 2008, con la compagnia 020 di Amsterdam, realizza un progetto di scambio interculturale tra Olanda e Camerun, che si conclude con la creazione dello spettacolo Laisser dans le silence, di cui è coreografo insieme all’olandese Bryan Druiventak. Il progetto, finanziato dall’ambasciata dei Paesi Bassi, viene presentato al teatro del Centro Culturale Francese di Yaoundè e in diverse città del Camerun nelle quali Lazare Ohandja ha promosso la formazione per la danza, il teatro e la musica, coinvolgendo più di 5000 ragazzi dal 1998 ad oggi.
In Italia partecipa a diversi programmi televisivi (Markette di Chiambretti, Alle falde del Kilimangiaro, Crozza nel paese delle meraviglie). Con Mo ‘O Me Ndama Lazare crea e porta in scena numerosi spettacoli: Match, vincitore del premio Lidia Petroni 2011, viene poi presentato al Piccolo Teatro Grassi in occasione del festival Tramedafrica, al Festival delle Culture di Ravenna, al teatro Ringhiera e alla Comuna Baires di Milano. Trash vince il 3° premio al Festival Oriente Occidente di Rovereto nel 2011. Colours va in scena al Conservatorio di Milano in Sala Verdi. Ogni tempo ha le sue abitudini al Teatro Greco, sempre a Milano.
Danile Kollè, dal Camerun, è percussionista di riferimento per il maestro italo-brasiliano Martinho Lutero nell’esecuzione della “missa luba”. Ha collaborato con Angelique Kidjo, Mauro Pagani, Mouna Amari, Albert Hera, Liz McComb, Sandro Cerino, Andrea Bandel, Olivia Salvadori, Luca Dell’Anna, Ivo Barbieri, Yuriko Mikami, Couleurs du Monde.
Nel 2010 ha pubblicato il singolo ”BOBE”, e nel 2012 il suo primo lavoro da cantante solista dal titolo “Dani Koll, The Singer Project”. Quello di Daniel è un percorso acustico che si è sviluppato attraverso alcune tappe: dalle collaborazioni con diversi ensemble musicali, alla costituzione della Bantu Band, gruppo con il quale ha partecipato a innumerevoli manifestazioni canore e Festival in tutta Italia, in Europa e in Sud America. Da segnalare, la sua partecipazone nel 2001 al Festival in memoria di Lucio Battisti a Poggio Bustone (città natale del cantautore italiano), dove ha emozionato la platea con una versione afro del brano “Canto Libero“; e il tour europeo-brasiliano con il coro Canto Sospeso, insieme alla cantante americana Liz Mc Comb, a Mouna Mari dalla Tunisia, Angelique Kidjo, Mauro Pagani, Rubens dela Corte, Davi Vieira, Sandro Cerino, Kolon Kandya. Tra i tanti riconoscimenti ricevuti, ha ottenuto il primo posto all’Extra Festival di Radio Popolare nel 2004 con i likembe per la rivisitazione africana del celebre pezzo “Lo shampoo” di Giorgio Gaber.
“Oh Cantante, credendo in te stesso, rallegra la vita dei tuoi pari, porta pace e gioia, parla e spiega che c’è un’unica stirpe umana. Apparteniamo tutti ad essa e perciò coltiviamo amore e amicizia. Amicizia è beatitudine. Amiamo la terra e conserviamola bene, perchè essa è l’eredità dei nostri figli. Accettiamo la morte anche se a volte potremmo arrivare ad essa in quanto vittime di malefici e/o di dipendenze. Ma, nonostante tutto, dobbiamo credere che ce la possiamo fare a superare ogni ostacolo che la vita ci riserva.”. 

dopo andiamo al mare?

stagione estiva 2016

Dal 21 giugno all’11 settembre 2016 mare culturale urbano realizza “dopo andiamo al mare?”, rassegna di cinema, musica, teatro, danza, circo, arte culinaria, laboratori, incontri, ballo liscio e tango.

scopri il calendario completo

clicca qui per capire come raggiungerci


in collaborazione con

sito-vis-awnil2