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Milano Food Remix

Nel programma di “All we need is love“, la tre giorni dedicata alle culture, spazio alla contaminazione in cucina, con una giornata dedicata alle nuove influenze gastronomiche in una società multiculturale, con 6 cuochi dal mondo, tanti ospiti, buona musica e i documentari di Zalab.

⬇ Qui il programma del 4 luglio 2016 ⬇

➡ qui le prevendite


durante la giornata
Trittico video per gesti, voce e terra rossa, installazione di Studio Azzurro
in collaborazione con Associazione Moomendama

durante la giornata
esposizione delle illustrazioni realizzate da Gianluca Biscalchin

dalle ore 19.30
proiezione di “MiniExpo”, “Capo nero, capo bianco” e il trailer di “Il sangue verde” di ZaLab (in loop per tutta la serata)

ore 19.30
preparazione e degustazione di piatti cucinati da 6 cuochi dal mondo
in collaborazione con Postrivoro e Badeggs (e Food Genius Academy, Bologna)

Ecco i sei chef che guideranno il pubblico nel giro del mondo in 6 piatti:

Importante rappresentante dell’incontro tra tradizione gastronomica asiatica e italiana, ha da un anno e mezzo avviato a Milano il suo ristornate (in Via San Calocero, www.ristorantetokuyoshi.com). Dopo l’importantissima esperienza nella brigata di Massimo Bottura all’Osteria Francescana di Modena, che nei nove anni di sua permanenza ha guadagnato la seconda e poi la terza stella Michelin fino ad arrivare ad essere il terzo miglior ristorante al mondo secondo la Guida San Pellegrino, Yoji ha scelto Milano per avviare la propria attività, dove sperimenta quella che lui stesso definisce una cucina italiana contaminataL’incontro tra Asia e Italia avviene nelle idee, nelle ricette, nelle tecniche di preparazione e nel rapporto tra clienti e chef, orizzontale e diretto come è tipico in Giappone. Non si tratta di reinventare ricette della tradizione ma di crearne di nuove, grazie alla combinaazione di materie prime, prassi e idee provenienti dalle due culture. Yoji per la serata di Milano Food Remix proporrà uno speciale “risotto cacio pepe su osso buco”, realizzato con riso shinno suke, proveniente dalla regione di Nigata con cui si prepara anche il sakè e il sushi. 
Preziosa testimone del “metissage” in cucina, chef congolese, cucinerà i suoi speciali “paccheri in punta nera”, ripieni di platano, pancetta fumée essiccata, con battuta di gamberi al cocco, adagiati su una crema di patate al curry con germogli di sakura, arachidi tostate e uova di lompo. Un piatto che, come racconta Victorie, è “un matrimonio di ingredienti e profumi tra il Congo e l’Italia: punta nera è la mia città, Pointe Noire. Qui sono cresciuta con il profumo del mare e il sale nei capelli; e qui il platano e i gamberi sono piatti fissi, anche a colazione”. Victoire è nata in Congo, paese che lascia a fine anni ‘90 con lo scoppiare della guerra. Sopravvissuta, arriva in Italia dove frequenta la scuola della Federazione Nazionale Cuochi a Feltre e inizia a lavorare a Cortina d’Ampezzo. Incontra poi l’alta cucina a Milano con Claudio Sadler (due stelle Michelin), Fabrizio Ferrari (altro cuoco stellato), quindi al ristorante Acanto del Principe di Savoia e all’Assassino. Qui incontra Marc Farellacci, anch’egli chef stellato, con il quale inizia una collaborazione che continua tutt’ora. Victoire diventa poi executive al residence Camperio e fino al 2013 è stata al “timone” de L’Incoronata; da marzo 2014 a luglio 2015 ha aperto il suo ristorante “Victoire”.
Figurando tra i 200 chef guest che hanno guidato la cucina italiana a Identità Golose, Victoire ha anche ricevuto il premio Donna dell’Anno nel contesto dell’AFRICA – ITALY AWARDS 2015, per l’impegno dedicato all’incontro tra le due culture. 
 Nato in Guinea e successivamente trasferitosi in Senegal, suonatore di balafon, cantante e cuoco con diverse esperienze internazionali, Naby è in Italia dal 2004, dove suona, insegna e cucina (è direttore artistico del gruppo “Les Amis d’Afrique”, fondato con artisti senegalesi, burkinabé e guineani e della maison d’artiste a Sangoyah, oltre che Presidente dell’associazione culturale Wakili Africa). Ispirato dalla fusione tra modernità e tradizione, Naby propone un piatto tipico dell’Africa Occidentale, il mafè. Lo si può gustare in riva ad una spiaggia in Guinea, nella trafficatissima Dakar, in Senegal, in una caffetteria della capitale del Mali, la caldissima Bamako. Il mafè è un piatto succulento preparato con burro d’arachidi; le varianti regionali sono tante e Naby lo preparerà con carote, patate, cipolle, pomodoro, olio e carne di manzo (oltre che una versione vegetariana). Il riso sarà preparato a parte, con un sistema tramandato dalle nonne, così come la sala piccantissima, da aggiungere a piacere. Questo piatto sarà proposto insieme al poulet yassa, ricetta tipicamente senegalese. Racconta Naby: “La contaminazione nasce dalla trasposizione e dall’esportazione. Nel corso degli anni, noi migranti abbiamo modificato il nostro modo di vivere, lo abbiamo adattato al paese ospitante, mescolando gli ingredienti e rendendo il tutto più delicato. I nostri bambini italiani conoscono questo modo di combinare insieme gli ingredienti, con meno olio di palma e più olio di oliva, ma credo che ormai sia diventato un piacevole riso condito, non ancora risotto, ma molto italiano” 
due giovani designer e cuoche cinesi dal Politecnico di Milano. Tutte e due sono anche le conduttrici del workshop dedicato alla contaminazione tra il raviolo cinese e quello italiano che si terrà, a ingresso libero, sabato 2 luglio in Cascina Torrette, dalle ore 17.00 alle ore 21.00. In “Cina – Italia: bilaterale di ravioli”,  a cura di Creative Industries Lab, Politecnico di Milano, Dipartimento di Design, si affronteranno la teoria e la preparazione (e infine la degustazione) dei ravioli cinesi/italiani, grazie all’intervento di Angelo Anselmi, artigiano del raviolo (in collaborazione con Veneta Cucina e Peccati di Gola). 
libanese, che cucinerà una speciale kobba alla bolognese, un tipico piatto medio orientale a cui Mahmoud ha scelto di cambiare la farcitura, inserendo una componente “emiliana”: un ripieno di tortellini bolognesi, ricotta, melanzane, basilico e aglio (il kobba originale è una pasta fatta di carne e burghul, cipolla, basilico e spezie, farcita di un ripieno di carne macinata, cipolla, pinoli e spezie e viene presentata di solito su un vassoio in cui i due strati sono separati dal ripieno o come una polpetta farcita). 
dall’Albania con passione: “il mio piatto sono i peperoni ripieni al formaggio, ricetta fresca e estiva che fa parte della cucina tradizionale albanese”. 

ore 19.30
dj set funky, jazz, afro beat rigorosamente su vinile a cura di Afreak

 

presenta la serata Doris Zaccone di Capital in the World – Radio Capital

ingresso: 25 € euro ; gratuito per bambini fino agli 8 anni (include tutti gli appuntamenti della serata e una degustazione di 6 piatti cucinati al momento, con un bicchiere di vino)
➡ qui le prevendite


Come cambia la gastronomia, la cultura, la società di un paese con l’arrivo di cuochi da altre parti del mondo e delle loro attività di ristorazione? Nel cibo possiamo immaginare si concentri tutta la complessità di un universo culturale e i ristoranti “etnici” sono un vero e proprio mappamondo a portata di mano per esplorare terre e culture sconosciute; partendo dall’”integralismo” delle ricette originarie, attraverso la contaminazione e lo scambio, si arriva ad un’identità nuova, molto più ricca della semplice somma delle precedenti. La serata sarà l’occasione per riflettere sul tema della multiculturalità a partire dal cibo, facendo il giro del mondo in 6 tappe.

La cena (dalle ore 19.30) è realizzata in collaborazione con Badeggs, che scopre e seleziona i migliori cuochi italiani appena diplomati (in partnership con Food Genius Academy di Bologna) e il collettivo Postrivoro, gruppo di giovani chef provenienti da importanti ristoranti europei che in alcune speciali occasioni mettono insieme le proprie competenze e i propri talenti. 6 chef dal mondo che lavorano in Italia condurranno il pubblico in un viaggio attraverso i loro piatti e i loro ricordi gastronomici, facendo emergere il lato melting pot della cucina; 6 cuochi provenienti da altrove, che per caso o per scelta hanno fatto del cibo lo strumento per mettere radici e entrare in contatto con un nuovo paese, trovando in cucina una casa ma anche il luogo in cui conservare il legame con le proprie origini. A fare gli onori di casa e a tenere i fili di questo viaggio sarà Doris Zaccone, ideatrice e conduttrice di “Capital in the world”, la trasmissione di Radio Capital che tutti i giorni alle 12.00 (da lunedì al venerdì) racconta la vita degli italiani nel mondo.

Il progetto, già realizzato da donpasta a Toulouse, Parigi e Roma, è accompagnato dal dj set funky, jazz, afro beat, rigorosamente su vinile a cura di Afreak e dall’esposizione dei disegni e delle illustrazioni di Gianluca Biscalchin. Durante le giornate del 2 e del 3 luglio Biscalchin, food illustrator, scrittore gourmand, autore fra gli altri per Mondadori della guida illustrata all’alta cucina Pret-a-Gourmet e patron di Taglio (ristorante-emporio sui Navigli), realizzerà dal vivo i suoi disegni in Cascina per poi esporli in un’installazione visitabile il 4 luglio.

Durante la serata saranno proiettati tre documentari dedicati allo sfruttamento dell’immigrazione in Italia: “MiniExpo” mostra l’altra faccia del sistema alimentare italiano, quella nera, in cui il lavoro e la vita di migliaia di migranti sono asserviti alla produzione per un paese che fa del proprio cibo un vanto nazionale; “Capo nero, capo bianco” tratta il tema del caporalato nei campi del sud; il trailer de “Il sangue verde” è incentrato sui fatti di Rosarno del 2010, scenario di scontri in cui protagonisti furono proprio i braccianti. Tutti sono realizzati dal collettivo di film makers e operatori sociali ZaLab. I protagonisti incontreranno il pubblico domenica 3 luglio alle ore 20.00 per raccontare le loro esperienze.

ingresso: 25 € euro ; gratuito per bambini fino agli 8 anni (include tutti gli appuntamenti della serata e una degustazione di 6 piatti cucinati al momento, con un bicchiere di vino)

L’appuntamento di Milano Food Remix è inserito in una tre giorni dedicata alle culture, All we need is love (2, 3 e 4 luglio) e sarà preceduto nel week-end del 2 e 3 luglio da Aspettando Contaminafro 2016: appuntamenti a ingresso libero dedicati alla cultura dell’Africa contemporanea e alla sua ricchezza, realizzati in collaborazione con Contaminafro 2016, ad anticipare l’omonimo Festival che si terrà dal 13 al 17 luglio al CRT – Teatro dell’Arte.


Gianluca Biscalchin, romano d’origine, dopo un passato trascorso a scrivere di cinema e libri, decide di dedicarsi alla sua più grande passione: il cibo. Inizia come autore di un programma radiofonico di cucina e parallelamente si impegna nel ritrarre gli chef più rinomati, pubblicando le illustrazioni in un libro che riscuote successo immediato. Incomincia così a collaborare con le più importanti realtà del food, scrive ricette illustrate, realizza le grafiche per molti ristoranti e idea progetti e campagne per importanti brand, come Absolut Vodka, San Pellegrino, Pilsner Urquell, Pastificio dei Campi, Galofaro. Continua intanto l’attività giornalistica e scrive per Mondadori Pret-a-Gourmet, una guida illustrata su come muoversi nel mondo dell’alta cucina. Ha recentemente aperto un locale a Milano, Taglio.

ZaLab produce, distribuisce e promuove documentari sociali e progetti culturali. Il collettivo di cinque film makers e operatori sociali (Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Maddalena Grechi, Andrea Segre, Sara Zavarise) realizza laboratori di video partecipativi in cui coinvolge chi vive al margine e normalmente non si esprime con il video, ma che può diventare autore di racconti inediti sulla realtà: nel deserto tunisino, in un villaggio palestinese della West Bank, nei quartieri periferici di Barcellona, con richiedenti asilo a Bologna e Roma, con i bambini delle isole Eolie, con giovani di seconda generazione a Padova, con migranti italiani in Australia. ZaLab dal 2006 ad oggi ha prodotto e distribuito in sala e televisione film documentari pluripremiati a livello internazionale, tra cui Limbo di Matteo Calore e Gustav Hofer, Il pane a Vita di Stefano Collizzolli, Mare Chiuso di Andrea Segre e Stefano Liberti, Il sangue verde di Andrea Segre, I nostri anni migliori di Stefano Collizzolli e Matteo Calore, Come un uomo sulla terra di Andrea Segre e Dagmawi Yimer. ZaLab promuove anche campagne per diffondere democrazia e diritti delle minoranze, grazie alla rete di distribuzione civile che ha costruito per favorire la libera circolazione di film e documentari (zalab.org).


Il Postrivoro
“è un animale immaginario. Immaginario e saltuario. Il Postrivoro è un luogo immaginario. Immaginario e saltuario”, raccontano gli chef che compongono il collettivo. Il Postrivoro nasce dall’idea di creare uno spazio dedicato all’opera, ai pensieri e alle intenzioni di giovani chef che fanno parte di importanti ristoranti europei o sono in procinto di aprire il loro. L’associazione culturale che sostiene il progetto è Raw Magna, che si occupa di eventi e didattica nell’ambito eno-gastronomico. Fanno parte del Postrivoro Andrea Basti, Enrico Caldesi, Enrico Vignoli, Gianluca Castellari, Ilaria Lazzaroni, Marco Bonfanti, Michela Iorio, Simone Ravaioli, Yoji Tokuyoshi (postrivoro.it).

dopo andiamo al mare?
stagione estiva 2016

Dal 21 giugno all’11 settembre 2016 mare culturale urbano realizza “dopo andiamo al mare?”, rassegna di cinema, musica, teatro, danza, circo, arte culinaria, laboratori, incontri, ballo liscio e tango.

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