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Il popolo delle donne

Oltre la pellicola - ospite speciale: Marina Valcarenghi
regia di Yuri Ancarani
durata 1h
proiezione che aderisce a Cinema Revolution!

09 Luglio 2024

ore 21:30

donne

il film fa parte della rassegna oltre la pellicola in cui verranno presentanti film d’autore e indipendenti e ci sarà l’occasione di dialogare con regist* e ospiti speciali!

Il regista Yuri Ancarani presenterà il suo potente film documentario, insieme alla protagonista Marina Valcarenghi, psicoterapeuta e psicoanalista.

 

IL POPOLO DELLE DONNE è un’appassionata lectio magistralis sul tema, in cui la psicoterapeuta Marina Valcarenghi analizza il fenomeno alla luce della sua lunga ricerca sul campo. Perché la violenza sulle donne è così diffusa? cosa sta succedendo? cosa possiamo fare?
Dopo molti anni dedicati a osservare e studiare la mente di uomini che hanno inflitto violenza e donne che l’hanno subita, Valcarenghi ci regala una sintesi che tiene incollati allo schermo, appassiona, apre percorsi. Un film molto adatto anche alle scuole (dalla terza media in su). Si tratta di un lavoro semplice ma potente, bello e necessario, in grado di trascinare spettatrici e spettatori di ogni età nella chiarezza di un discorso sulla violenza di genere che apre nuove illuminanti prospettive.

 

Crediamo che la cultura debba essere accessibile a tutte e tutti, perciò ci teniamo ad offrirvi il meglio a prezzi calmierati. Il film rientra nell’iniziativa Cinema Revolution promossa dal Ministero della Cultura. Acquista il tuo biglietto in cassa a soli 3,50 euro!

 

I biglietti possono essere acquistati al bar di quartiere Da Sadino il giorno stesso della proiezione oppure su DICE.

Sinossi

Marina Valcarenghi tiene una lectio magistralis nel chiostro della Legnaia dell’Università degli Studi di Milano. La protagonista siede in cattedra, appare calma, la sua immagine è raccolta da tre angolazioni differenti e progressivamente l’obiettivo passa dal mezzo busto al suo sguardo. Gli unici elementi che entrano nella composizione sono fogli di carta con gli appunti, una bottiglia e un orologio da polso.
In alcuni momenti, l’inquadratura si apre agli studenti che circondano la protagonista in un vero e proprio incontro generazionale.
La voce di Marina Valcarenghi, con le pause del suo discorso, scandisce il ritmo del film. Le sue parole ripercorrono stralci di testimonianze di uomini violenti, raccolte nei tribunali, nel corso di colloqui in carcere o durante le sedute presso il suo studio. Riflessioni sulle dinamiche relazionali degli ultimi trent’anni della storia italiana si mescolano a ricordi legati al lavoro di analisi, facendo emergere le paure della società legate alla dicotomia tra donna e uomo e lo sfociare di violenze private, fisiche e verbali.
Il titolo del film deriva proprio da alcuni passaggi del monologo e rappresenta un auspicio rivoluzionario: che un giorno “il popolo” femminile possa sentirsi parte di un’unica grande comunità, accomunata da istanze condivise e da battaglie da intraprendere in una dimensione collettiva.

Dalla rassegna stampa

“Talvolta basta davvero poco per fare un film di grande impatto. Nel caso del Popolo delle donne un tavolo, una sedia e una donna che dice cose importanti con competenza e grande personalità.”

Rolling Stone Italia

 

“Ad Ancarani è bastata una grande esperta, una cattedra al centro di un bellissimo contesto, e qualche oggetto necessario, come una penna e degli appunti per fare il suo film. Niente di più per descrivere il brutale mondo di oggi in cui la violenza verso le donne torna a essere tra i primi titoli di giornale.”

Vogue Italia

 

“Uno dei compiti che hanno gli artisti nella società è quello di coltivare e sviluppare una sensibilità tale da portarli a essere, se non anticipatori, almeno puntuali sul tempo in cui viviamo.”

Harper’s Bazaar Italia

 

“L’estetica asciutta e misurata di Ancarani fa da controcanto alla chiarezza espositiva di Valcarenghi. […] Di fronte, di profilo, di tre quarti: punti di vista che coincidono con gli sguardi degli studenti ma anche degli spettatori al cinema che, grazie a questo escamotage, vengono catapultati nel chiostro.”

Artribune

 

“Una lectio magistralis voluta dall’artista e regista Yuri Ancarani per un viaggio cinematografico intorno alla vertiginosa crescita della violenza contro le donne. E sull’insicurezza con la quale tutte, pur in una conquistata autonomia economica e sociale, sono costrette a convivere.”

L’Espresso

 

“Una chiara e serrata analisi delle ragioni del male che spingono gli uomini sempre di più, in questo periodo storico, a usare violenza anche sessuale contro le donne man mano che conquistano pezzi di indipendenza e posizioni nella scalata sociale.”

L’Avvenire

Bio YURI ANCARANI – regia, fotografia e montaggio, riprese,

Yuri Ancarani è un artista e regista di Ravenna. Il suo lavoro si muove con uno sguardo accurato e lucido tra videoarte e documentario. Il suo lungometraggio Atlantide, uscito nelle sale nel 2021, segue i percorsi del tempo libero di alcuni ragazzi e ragazze veneziani, evidenziando i cliché di
genere nelle loro azioni e parole. Il film è stato selezionato nella sezione “Orizzonti” della 78a Mostra d’arte cinematografica di Venezia ed è stato finalista come miglior documentario ai David di Donatello. Il Popolo delle donne è stato presentato in una versione più breve al PAC di Milano, all’interno della personale Lascia stare i sogni, quindi nella versione cinematografica estesa a Venezia, Giornate
degli Autori, nel 2023.

Bio MARINA VALCARENGHI

La riflessione sulla violenza attraversa tutte le stagioni della vita e dell’impegno di Marina Valcarenghi. Figlia di Aldo, eroe della Resistenza deportato a Mauthausen e Gusen, si laurea in giurisprudenza e tra il 1960 e il 1980 partecipa attivamente alla vita politica italiana ed europea come militante, studiosa, scrittrice e giornalista. Sono gli anni in cui dirige il mensile “Re Nudo”,
e scrive regolarmente su quotidiani e riviste a diffusione nazionale, tra cui il manifesto, l’Espresso, la Repubblica, Alfabeta e Vie Nuove. Al suo libro/inchiesta “I manicomi criminali”(Mazzotta 1975) segue un processo con le condanne a pene detentive dei direttori di Aversa e Montelupo Fiorentino: il primo passo verso la definitiva chiusura di tutti i manicomi giudiziari. È poi allieva di Dieter Baumann
Jung a Zurigo, e diventa psicoanalista nel 1979. È stata la prima, e finora l’unica, a lavorare con la psicoanalisi in prigione, per 12 anni, nei reparti di isolamento maschile dei penitenziari di Opera e di Bollate, in autonomia di fronte all’istituzione e nel rispetto del segreto professionale. Nessun caso di recidiva segnalata dopo la liberazione. Ha raccolto una parte di questa esperienza in “Ho paura di me – il comportamento sessuale violento” B. Mondadori 2007. Ha fondato e diretto una scuola di specialità in psicoterapia a Milano, e un’associazione per lo studio e la psicoterapia della violenza. Ha scritto 15 libri di psicoanalisi pubblicati per Mondadori, Rizzoli, Moretti &Vitali, alcuni libri di fiabe e
un giallo.

Bio CATERINA BARBIERI – musica

Caterina Barbieri è una compositrice e musicista italiana che vive attualmente a Milano. Il suo lavoro esplora gli effetti psico-fisici della ripetizione e delle operazioni basate su pattern nella musica, indagando il potenziale polifonico e poliritmico dei sequencer per disegnare geometrie complesse nel tempo e nello spazio. L’approccio alla pratica musicale come feedback cognitivo integrativo tra l’uomo e la tecnologia è al centro della sua attuale ricerca sonora, che si concentra sull’uso creativo della computazione e di complesse tecniche di sequenziamento per innescare allucinazioni temporali e spaziali, spesso esplorando stati di trance e concentrazione emotiva. Pitchfork ha descritto la sua musica come “un viaggio che altera la mente” e “una macchina dei sogni per le orecchie”. La sua prima pubblicazione Vertical, composta per Buchla 200 e voce, è stata prodotta tra Elektronmusikstudion e il Royal College of Music di Stoccolma e pubblicata tramite la divisione Cassauna di Important Records (2014). Da allora, il suo lavoro è stato presentato in festival e sedi in tutto il mondo, come Atonal e Berliner Festspiele, Mutek, Unsound, Sonar, Primavera Sound, Dekmantel, Barbican Centre, Philharmonie de Paris, Berghain, Biennale di Venezia. Il suo album di debutto Patterns of Consciousness (Important Records, 2017) è stato nominato come una delle migliori uscite dell’anno e del decennio. Il suo disco del 2019 per Editions Mego, Ecstatic Computation, è stato acclamato dalla critica ed è il disco dell’anno su Bleep. Caterina ha collaborato con diversi artisti, tra cui Kali Malone (come Upper Glossa), Carlo Maria (come Punctum), Drew McDowall, Bendik Giske e Lyra Pramuk, oltre all’artista visivo Ruben Spini,
che ha creato i visual per la performance A/V Time-blind. Di recente ha firmato la sua prima colonna sonora per il film John and the Hole di Pascual Sisto, che è stato selezionato a Cannes 2020 e al Sundance 2021, e ha firmato la colonna sonora di sfilate di moda di Fendi, Gucci, Calvin
Klein e Off-White. I suoi ultimi album Fanta Variations e Spirit Exit l’hanno definitivamente imposta all’attenzione internazionale. Barbieri è anche la fondatrice della piattaforma di etichette indipendenti Light-years.

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